mercoledì 12 marzo 2008

DOPO LA SENTENZA DI I GRADO IL "MOSTRO" DELL'AUTOAMBULANZA DEVE AVVALERSI DEL DIRITTO ALL'APPELLO ?

L’altra sera un mio figlio ha avuto bisogno di un soccorso urgente e l’intelligente moglie per chiamare il 118 ha usato il nome della sua famiglia naturale. Chissà che cosa sarebbe successo se avesse usato il cognome del marito bisognoso del soccorso. Speriamo che non l’accusino di falso in atto pubblico.
Adesso che io sono stato condannato in primo grado, la mia figura di “mostro” dell’arroganza del potere e di “truffatore aggravato” è stata legalizzata, per alcuni anche sotto l’aspetto politico.
Io ho la testa dura: rispetto i giudici ma credo ancora di più nel diritto - appena i miei difensori conosceranno le motivazione delle sentenza - di adire al secondo grado di giudizio e al terzo se sarà necessario. Spero che questi gradi di giudizio si compiano con la stessa rapidità registrata per le indagini preliminari (30 giorni) e per lo svolgimento del processo, che io stesso ho voluto con rito abbreviato, convinto come sono della mia innocenza ed assoluta buona fede politica che l’“antipolitica grillina” non riconosce più a nessuno se ha un mandato parlamentare. Il processo è durato 2 ore: pochi minuti impiegati dal PM Leonardo Frisiani per la richiesta di colpevolezza e la misura della pena: sei mesi di reclusione e 200 euro di multa: il resto per le arringhe difensive dei miei due eccellenti avvocati Paola Rizzo e Alfredo Biondi, i quali hanno dimostrato che mancava il “corpo del reato” nel senso che se un cittadino truffa lo Stato significa che con raggiro ottiene un bene materiale che gli da un vantaggio economico quantificabile o causa al bene pubblico un danno altrettanto grave: questo danno arrecabile ad un malato darebbe alla pena un carattere di “odiosità”. Questa colpa "odiosa" sarebbe stata dimostrata dal fatto che io avrei sottratto un’autoambulanza, che “poteva servire a qualcuno che aveva più bisogno di me” come ha detto il Ministro Livia Turco, chiedendo al Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo di denunciarmi in sede penale, come di fatto è avvenuto. Questa circostanza aggravante non esisteva: l’autoambulanza era al servizio esclusivo di chi partecipava quel 9 giugno scorso alla conferenza stampa di Bush e Prodi, alla quale io ero presente. Il raggiro del “falso malore” non esiste perché gli stessi soccorritori hanno registrato le fibrillazioni cardiache che ho avuto, quel giorno, come cardiopatico; infatti nonostante che io avessi dichiarato di sentirmi meglio, mi portarono al Pronto soccorso: qui mi impedirono di lasciare l’autoambulanza, come avevo chiesto, riportandomi a Palazzo Chigi; dove a me sembrò che fosse stata raggiunta l’intesa di portarmi a La 7 sulla base di un “piccolo escamotage” cioè che lì mi avrebbe raggiunto il mio cardiologo. Il servizio medico della Presidenza del Consiglio, per difendersi dal ritardo nel soccorrermi, ha fornito agli inquirenti la denuncia di minacce che io non ho fatto come quella ridicola di “farli licenziare”, potere che non ha sicuramente un parlamentare. La mia confessione durante la trasmissione de La 7 di avere usato un’autoambulanza, non sottratta ad alcun altro cittadino è la prova della mia buona fede.
Per rispetto della sentenza ho rinunciato a candidarmi, come avrei potuto fare.
Se ben ricordo, la mia rinuncia ad una candidatura parlamentare nel momento in cui si formano le liste e in coincidenza di una sentenza penale di primo grado è un evento politico che non ha precedenti nella storia parlamentare italiana.

2 commenti:

Matteo Prandi ha detto...

Ci mancherebbe. Nel rispetto delle procedure, lei ha tutto il diritto di vedere riconosciute le sue ragioni. La campagna mediatica e politica scatenata contro di lei richiede serenità di apprezzamento dei fatti da parte dei giudici.
Mi piacerebbe leggere la difesa dell'Avv. Biondi... potrebbe per caso pubblicarla sul sito?

Saluti cari,

Anonimo ha detto...

se rispetta davvero la sentenza, non si appelli, visto che ha anche chiesto il rito abbreviato